Dipendenze: un approccio di genere

Il sesso definisce l’identità biologica di uomini e donne, ovvero quelle caratteristiche che non sono modificabili bensì universalmente valide.

Il termine genere (dall’inglese gender) descrive invece ruoli socialmente determinati e li integra agli aspetti biologici. Questo significa che i generi “femminile” e “maschile” mutano e si modificano in relazione all’evoluzione sociale, economica, culturale e politica del contesto d’origine; si può dunque concludere che l’identità ed il comportamento di donne e uomini è definito in buona parte da fattori sociali; inoltre, non solo si tratta di assumere un determinato ruolo - femminile o maschile - così come socialmente viene delineato e proposto ma anche, soprattutto, di “metterlo in scena” assumendolo come propria identità (concetto di doing gender).

L’influenza determinata dalla costruzione sociale dei generi in relazione all’insorgenza delle dipendenze non è stata completamente chiarita, è ancora oggetto di studio; resta il fatto che l’approccio di genere permette di avvalersi di strumenti di prevenzione e lotta alle dipendenze più efficaci proprio perché mirati in quanto si tiene conto delle differenze non solo biologiche (uomini e donne presentano reazioni neuro-fisiologiche differenti rispetto al consumo di una medesima sostanza psicotropa), ma anche dei ruoli sociali e delle loro implicazioni tanto a livello individuale che collettivo.

In tema di dipendenze occorre osservare che tra uomini e donne esistono differenze riguardo sia alle abitudini ed alle cause del consumo, sia ai meccanismi attraverso cui s’instaura la dipendenza e, infine, riguardo alla motivazione ed al processo che conduce all’astinenza.

Adottare un punto di vista “di genere” significa considerare tanto le differenze biologiche degli individui, quanto il vissuto, la situazione ed i bisogni di uomini e donne affinché sia possibile elaborare appropriate e mirate strategie preventive e/o terapeutiche.

Dipendenze al femminile

La corrente femminista, già negli anni ’90 del secolo scorso, denunciò le disparità di approccio tra uomini e donne tanto nella prevenzione delle dipendenze quanto nella cura e, in generale, in tutto il contesto della promozione della salute. Si poté così iniziare a tentare di correggere la situazione.

Si trattò e si tratta ancora, in sostanza, di differenziare le strategie secondo le necessità, le esperienze e gli auspici delle (e degli) interessate. Sempre più spesso questo avviene grazie alla collaborazione con le donne che usufruiscono dei servizi, sia di prevenzione sia terapeutici, coinvolgendole non solo come utenti ma anche attivamente già nelle prime fasi di sviluppo dei vari progetti.

Il ruolo sociale della donna è mutato radicalmente nel corso degli ultimi duecento anni, con le lotte del femminismo (iniziate verso la fine dell’800), con le rivendicazioni di emancipazione della seconda metà del Novecento (gli anni ’60-’70).

La donna è riuscita a liberarsi -anche se non ancora del tutto- del rigido ruolo sociale (madre, moglie e figlia) in cui era relegata nel passato, dell’autorità maschile che l’assoggettava nell’obbedienza e nel rispetto delle decisioni che l’uomo, in quanto padre e/o marito, prendeva per lei. Attraverso la lotta e la progressiva emancipazione, valorizzando le proprie competenze e capacità tanto in ambito sociale quanto politico o economico, la donna è andata costruendosi un nuovo modello identitario e quindi un nuovo ruolo sociale.

Nonostante la parità fra i sessi sia ormai giuridicamente stabilita, di fatto ancora oggi esistono situazioni squilibrate piuttosto sfavorevoli alle donne: molti ambiti (come il lavoro o la sanità) sono ancora improntati ad un modello maschile tradizionale, che proprio perché vetusto e sorpassato dall’evoluzione dei costumi - e della società in generale - non soddisfa più nemmeno le aspettative e le necessità degli uomini.

Quando si parla di dipendenze al femminile occorre perciò tener presenti diversità tanto fisiologiche che sociali ma, soprattutto, occorre considerare il fatto che il ruolo della donna è diventato viepiù complesso e sfaccettato, che alle incombenze tradizionali se ne sono sostituite ed aggiunte di nuove.

Inoltre, quando si osserva la situazione delle donne rispetto al problema della dipendenza, si nota che anche in questo ambito (soprattutto nel caso del consumo di droghe illegali) esse sono confrontate con un mondo prevalentemente maschile, dove non di rado si ricorre alla violenza; non va poi dimenticato che spesso le donne sono anche madri e devono prendersi cura tanto dei figli e, sovente, anche del proprio partner.

Quali meccanismi e quali motivi spingono le donne al consumo ed all’abuso di sostanze psicoattive?

In primo luogo vale l’osservazione per cui i percorsi che portano uomini e donne alla dipendenza non sono identici; le sostanze privilegiate dagli uni e dalle altre sono diverse; le rispettive reazioni alle stesse droghe sono fisiologicamente differenti; di conseguenza nemmeno le strategie di prevenzione e gli interventi terapeutici non potranno essere gli stessi: p.es., la donna è fisiologicamente più vulnerabile all’alcol. È stato inoltre osservato come le figlie di madri dipendenti da cocaina sono geneticamente più esposte al rischio di sviluppare lo stesso tipo di dipendenza; ancora, la donna è più sensibile agli effetti nocivi che si sviluppano sul corto e sul lungo periodo e, infine, tali droghe hanno conseguenze decisamente preoccupanti sia sul ciclo mestruale sia sulla gravidanza e di conseguenza sulla salute del feto.

Non bisogna dimenticare che al tema della dipendenza si collegano altre annose questioni: p.es. quelle legate ai modi attraverso i quali ci si procura le sostanze ed il denaro necessario per acquistarle: p.es., la prostituzione cui si ricollega sia la possibilità di contrarre malattie come l’epatite, l’HIV, sia il problema della violenza sia quello dello sfruttamento.

Determinate sostanze (e lo stesso vale per i comportamenti a rischio) attirano maggiormente l’attenzione delle donne indipendentemente dall’età: la dipendenza da medicamenti colpisce in misura maggiore le donne rispetto agli uomini: considerazione che vale per ogni fascia d’età presa in esame. Questo dipende in larga misura dal differente approccio alla salute rispettivamente di donne e uomini: questi ultimi paiono poco inclini a curarsi e quindi a ricorrere al medico ed ai farmaci (così facendo, infatti, metterebbero in “pericolo” una caratteristica fondamentale della mascolinità: l’essere sano e forte, poco sensibile al dolore, ecc.). Per la donna, invece, la cura di sé (e dunque anche della salute) ha costituito sempre un aspetto fondamentale del proprio ruolo: la donna non doveva necessariamente dimostrarsi forte; anzi, in certe epoche, la debolezza la fragilità le erano addirittura attribuite come caratteristiche quasi essenziali. La maggiore familiarità con la medicina ed i farmaci e la maggior consapevolezza della necessità di prendersi cura di sé sono, in parte, alla base della propensione al consumo di medicamenti come p.es. analgesici, antidepressivi e ansiolitici, ecc.

Il differente modo di considerare sé e gli altri, il diverso modo d’interagire e relazionarsi con il prossimo rispettivamente di uomini e donne, implica diversi modalità d’accesso al consumo di droghe e diverse motivazioni.

Per le ragazze tra i 13 ed i 16 anni il rapporto con il proprio corpo ed i suoi mutamenti è un fattore altamente destabilizzante, fonte di insicurezza e di rifiuto di sé. Se i ragazzi, che vivono lo stesso disagio, tendono piuttosto ad esteriorizzarlo attraverso manifestazioni di ribellione e trasgressione (a volte molto violente e rischiose, come il consumo di alcol e stupefacenti), le ragazze tendono a interiorizzare il malessere, a volte fino a sfogare questo senso d’inadeguatezza contro se stesse.

Il diverso modo di reagire al malessere implica un atteggiamento differente anche riguardo al consumo di sostanze psicoattive: nel caso della cannabis le adolescenti che ne fanno uso, lo giustificano in quanto mezzo che permette di ridurre le proprie sofferenze psicologiche.

Eccezion fatta per il tabagismo che, nonostante le campagne di sensibilizzazione, non vien considerato particolarmente pericoloso né dagli uni né dalle altre, rispetto ai coetanei maschi le ragazze sono più consapevoli del rischio che il consumo e l’abuso di droghe comporta per la propria salute.

Le ragazze tendono a stabilire relazioni sociali differenti rispetto ai ragazzi. Per entrambi entrare in relazione con i propri pari ha un valore formativo sia per quanto riguarda la definizione del proprio carattere, sia per lo sviluppo d’identità, competenze e ruoli sociali. Le modalità di questa interazione sono però differenti: i primi tendono a fare “gruppo”, sentono forte la necessità di appartenere ad una collettività nella quale identificarsi e perciò agiscono in modo da potervi accedere e prender-vi parte. Le ragazze preferiscono invece delle relazioni “esclusive” volgono la loro attenzione verso un/a amico/a.

Tra i motivi indicati dalle ragazze come determinanti l’inizio del consumo di sostanze psicoattive, troveremo spesso la curiosità (anche se è spesso mitigata dalla prudenza: per esempio nel caso del consumo di droghe “pesanti”) e l’influenza o l’esempio della migliore amica o del partner, meno frequente la pressione del gruppo: se una gara a chi sopporta più alcol può costituire una “prova iniziatica” fra adolescenti, un simile rituale è meno frequente -vuoi raro- fra le ragazze sia perché i ruoli di genere sono diversi sia perché le condizioni affinché ciò avvenga sono meno frequenti (e se la sbronza è tollerata al maschile, quando capita in ambito femminile viene vista come atteggiamento socialmente riprovevole, un comportamento che non si addice alle donne).

In alcuni casi, p.es. il tabagismo, il fatto che vi sia una minore percentuale di donne dipendenti rispetto alla percentuale di uomini non deve trarre in inganno: si tratta di un décalage temporale causato dal fatto che le donne hanno iniziato a fumare più tardi cronologicamente rispetto agli uomini infatti, se si considerano le giovani generazioni le percentuali sono assolutamente paragonabili.

È un dato statisticamente provato che le donne adulte che consumano alcolici sono meno numerose degli uomini. Occorre anche notare che, quando si considera la qualità del consumo, si nota che tra le prime è più frequente il consumo a medio rischio, mentre fra gli uomini si osserva una tendenza al consumo “pericoloso” . Diverso è il discorso riguardo al consumo di medicamenti: infatti, come pocanzi affermato, le donne che consumano ed abusano dei farmaci ansiolitici, analgesici, ecc. sono il doppio degli uomini.

Se, ora, consideriamo le condizioni che favoriscono l’insorgenza di dipendenze fra le donne, possiamo notare come, studi effettuati a livello internazionale mostrano quanto stretto sia il nesso tra l’abuso e la violenza fisica e/o sessuale perpetrata ai danni delle donne e la possibilità che queste ultime sviluppino dipendenze da sostanze più o meno legali. Violenza che, spesso e purtroppo, viene perpetrata e subita entro le mura domestiche; il trauma che ne deriva costituisce una delle cause psicosociali più importanti in materia di dipendenze. Questi studi hanno anche evidenziato come, in questi casi, s’assiste ad una maggiore insorgenza di poli-dipendenze e come, nelle donne affette da questi problemi, sia molto più frequente la concomitanza di altre patologie (o comportamenti patologici), quali la depressione o i disturbi alimentari o ancora la caduta in condizioni di vita borderline. È stato osservato che, altrettanto spesso, la convivenza con un partner tossicomane o alcolista sono fattori che spingono le donne verso l’abuso di quelle stesse sostanze.

Occorre ancora prendere in considerazione un altro ed importante aspetto della vita delle donne: la gravidanza e la maternità. La maggior parte delle sostanze qui prese in considerazione provoca effetti deleteri sia al feto, mettendone concretamente in pericolo la sopravvivenza, sia al neonato (che corre il rischio di aver sviluppato in fase prenatale deficienze che porterà con sé per tutta la vita); una delle più diffuse patologie prenatali è la “sindrome fetale alcolica” (SFA). La SFA costituisce il difetto congenito con la maggiore incidenza: in Svizzera si contano ben 200 casi all’anno.

La figura materna è spesso quella cui i figli (ma anche i compagni) fanno riferimento per ogni loro necessità; i problemi cui essa deve rispondere e far fronte sono allora tali e tanti (economici, familiari e di rapporti con il proprio partner) da esaurirne le capacità di reazione, inoltre la donna si trova confrontata con una società che non le ha ancora riconosciuto quella parità che tanto viene sbandierata (parità salariale, nella formazione e nella considerazione di necessità come p.es. conciliare ruoli familiari lavorativi e sociali, molto spesso tutti parimenti irrinunciabili). Queste sono cause di frustrazione e disistima verso se stessa che favoriscono un avvicinamento della donna al mondo della dipendenza. Tale esito è estremamente grave poiché si ripercuote in modo molto drammatico sulla vita dei figli (infatti, sono già sufficientemente traumatiche le conseguenze delle dipendenze paterne, ma quando ad esser coinvolta è la figura materna, le conseguenze sono davvero molto più devastanti).

Per questi motivi, soprattutto tenendo presente il ruolo centrale che la donna spesso riveste innella famiglia, è stata compiuta una serie di tentativi di nuovi approcci sesso-specifi, p.es. nell’ambito della cura della tossicodipendenza, in cui si prende in considerazione la donna in quanto madre, offrendole la possibilità di restare vicina ai figli ed aiutandola a trovare un alloggio adeguato;in quanto perno anche economico della famiglia, aiutandola a trovare lavoro (attraverso la riqualifica professionale), cercando poi di aiutarla a recuperare la stima di sé. Si è poi tenuto conto non solo della figura femminile ma anche dei figli, attraverso la presa a carico dei problemi dei bambini, garantendo loro un adeguato un sostegno psicologico e la gestione delle questioni legate alla scuola e alla loro salute. Questo è solo uno degli esempi possibili di “approccio di genere” al problema della dipendenza; chiaramente in questo caso l’intervento è di carattere terapeutico e non preventivo.

Qualche dato statistico sul consumo di sostanze delle donne

Adolescenti e…..

alcol:

il 10.4% delle adolescenti dichiarano consumare settimanalmente (consumo attuale non nella vita) bevande alcoliche nel 2006, il 3.8% per le ragazze di 11-12 anni e questa percentuale si alza a 14.0% dai 13 ai 15 anni. Il 13.3% dichiarano avere bevuto per la prima volta a 11 anni e il 18.5% ai 12 anni, sia il 44.7% ha avuto l’esperienza dell’alcol prima dei 13 anni. L’8.4% delle ragazze dai 13-15 anni hanno bevuto alcol da6 a 19 volte durante l’ultimo mese. Il 9.5% delle ragazze dai 13 ai 15 anni sono state ubriache almeno 1 volta durante gli ultimi 30 giorni. Le loro preferenze vanno alla birra.

tabacco:

Il 37.7% delle ragazze dai 13-15 anni hanno fumato del tabacco nella loro vita contro il 10.1% per le 11-12 anni. Il 13% delle 13-15 anni fumano al momento dell’inchiesta, tra questi il 7.6% fumano almeno 1 volta alla settimana. Il 5.4% di queste ragazze fumano almeno 1 sigaretta al giorno.

canapa:

Le domande sulla canapa concernano le ragazze dai 14-15 anni. Il 12.1% hanno fatto uso di cannabis almeno una volta, ma “solo” l’1% dichiara usarla almeno una volta alla settimana. La prima esperienza con la canapa avviene soprattutto dopo i 13 anni.

Le ragazze di 16-20 anni che riconoscono un uso quotidiano di questa droga sono ca. un terzo rispetto ai coetanei maschi.

oppiacei:

anche se il numero delle consumatrici di eroina è minore rispetto al numero dei consumatori appartenenti alla stessa fascia di età, i dati sono statisticamente poco significativi per la limitatezza del numero di casi (fra le ragazze la percentuale s’è ormai assestata attorno allo 0.5%), riguardo alla cocaina la percentuale delle adolescenti che da essa dipendono è aumentata di un punto percentuale (da 0.7 nel 1994 a 1.0 % nel 2006). Il 2.5% delle ragazze dai 14-15 anni dichiarano avere almeno una volta usato degli stimolanti.

Maggiore, invece, il numero delle consumatrici di cocaina tra i 16 ed i 20 anni: ca. il 3.6%.

medicamenti:

le ragazze tendono a consumare medicamenti in maggior misura rispetto ai ragazzi: si tratta soprattutto di medicine contro il mal di testa : il 35.8% le hanno prese negli ultimi 30 giorni, e delle medicine contro il mal di pancia: 29.6%. Anche per le medicine per curare il nervosismo, le raggaze sono 8.2% contro il7.4% dei ragazzi.

Adulte e…..(15-64 anni)

alcol:

il 47.4% delle donne si dichiara astemia, mentre il 6.0% è a rischio medio e l’0.3% è a rischio elevato. Tra le consumatrici, prevalgono coloro che fanno un uso moderato di alcol (51.4%).

tabacco:

l’uso del tabacco diminuisce con l’avanzare dell’età; dal 32.7% fra i 15-24 anni al 30.7% dei 45-64 anni, comunque il 29.3% delle donne adulte presenta problemi di tabagismo; sono più numerose degli uomini a non avere mai fumato : 54.1% contro il 46.7% per gli uomini, mentre sono meno numerose ad avere smesso di fumare: 16.6% contro 20.9%.

Anche se le donne hanno iniziato a fumare storicamente più tardi degli uomini, oggi purtroppo la dipendenza da sigarette le riguarda molto da vicino.

canapa:

secondo uno studio statistico circa una donna su cinque, nella fascia di età che corre tra i 15 ed i 35 anni, ha consumato almeno una volta una sostanza illegale; nella maggior parte dei casi si tratta di cannabis. Dal 1994 al 2002 la percentuale di donne (tra i 15 ed i 24 anni) che hanno consumato almeno una volta derivati della canapa è raddoppiata, passando dall’ 11% al 21.5%.

oppiacei:

il numero delle consumatrici di eroina è in costante ribasso. Il numero delle tossicomani è la metà rispetto al numero degli uomini eroina-dipendenti. Se tutti gli eroinomani dice di consumare almeno settimanalmente, solo la metà delle donne dipendenti dall’eroina, interpellate, ha dichiarato di ricorrervi con uguale frequenza.

L’uso di cocaina sembra un problema soprattutto maschile anche se, pure in ambito femminile s’assiste ad un leggero aumento del consumo. Nella maggior parte dei casi si tratta comunque di un consumo episodico (solo il 13.8% delle interessate ha dichiarato di ricorrervi quotidianamente).

medicamenti:

anche in questa fascia di età le donne sono maggiori consumatrici di medicamenti rispetto agli uomini, infatti la proporzione è quasi del doppio. Inversamente a quanto succede per il tabacco; il consumo di farmaci quali sonniferi e tranquillanti aumenta con l’avanzare degli anni: circa il 10% delle donne ricorre ad essi, per affrontare patologie come la depressione, l’ansia e l’insonnia.

Anziane e…..(65 anni in su)

alcol:

la maggior parte ( 51.0%) delle donne dai 65 anni non consuma alcol e il 39.1% lo consuma in quantità limitata, uso che implica un basso rischio per la salute; Il 9.9% delle donne di quell’età è a rischio medio.

tabacco:

la percentuale delle fumatrici diminuisce con l’età: il 15.6% fuma ancora a 65 anni e più, mentre il 68.6% non ha mai fumato.

canapa e oppiacei:

i dati riguardanti il consumo di droghe illegali fra la popolazione anziana sono lacunosi e perciò ogni considerazione in merito sarebbe aleatoria.

medicamenti:

il consumo di medicamenti, come detto, aumenta con gli anni e la percentuale di donne continua ad essere maggiore rispetto a quella maschile. Con l’età cresce soprattutto il ricorso ai sonniferi, poiché la vecchiaia porta spesso con sé problemi d’insonnia, e di analgesici; il consumo di altri tipi di medicamenti aumenta ma in minor misura.

Dipendenze al maschile

La Svizzera si occupa del tema della “salute al maschile” già dal 1995, ma il problema del rapporto tra genere e dipendenze è stato affrontato solo a partire dal 2001 (in particolare, cfr. AA.VV., Genre masculin et dépendances, ISPA, Lausanne 2006).

Grazie ai recenti studi è stato possibile determinare alcune correlazioni tra lo stereotipo maschile ed il rischio di abuso o la dipendenza da determinate sostanze (e comportamenti, p. es. il gioco d’azzardo). Tuttavia, se in passato il modello di riferimento era univoco - tradizionalmente, l’uomo come capofamiglia e detentore del potere decisionale all’interno della comunità - oggi, mutate le condizioni sociali di riferimento, ci si trova confrontati con una molteplicità di modelli di genere: la mascolinità si esprime in modi diversi a seconda dell’età, dell’appartenenza etnica, dello stato sociale, economico, del livello di formazione scolastica o professionale, ecc.

In una società in costante e rapida trasformazione anche il ruolo di uomini e donne diventa fluido: un altalenare spesso conflittuale e destabilizzante tra il ruolo storicamente determinato, quindi tradizionale, e nuove esigenze di realizzazione delle proprie aspirazioni. Si tratta evidentemente di una situazione complessa che richiede all’individuo una grande capacità di attingere alle proprie risorse personali e sociali in modo da modificare lo stereotipo, costruendo un’originale espressione del proprio ruolo maschile; viceversa, limitate risorse personali e sociali implicano una maggiore coerenza al modello tradizionale.

Modello, quello tradizionale, che veicola valori-luoghi comuni come l’autocontrollo, la forza, la virilità, l’aggressività, lo sprezzo per il pericolo e la ricerca del rischio, il coraggio, l’indipendenza, ecc.

È stato appurato che l’assunzione del ruolo stereotipo reca conseguenze negative in quanto implica spesso l’adozione, da parte degli uomini, da un lato di comportamenti rischiosi per la salute, dall’altro la disaffezione per la propria salute (è sintomatico il fatto che l’uomo ricorre alle cure mediche solo in caso di problemi relativamente seri). Il consumo e l’abuso di sostanze psicoattive è, da alcuni, considerato un mezzo per esprimere la propria mascolinità la dimostrazione della propria forza, resistenza e coraggio. Inoltre si è notato come la familiarità è, nel caso maschile, un fattore predisponente l’abuso come, p.es., nel caso dell’alcolismo: la presenza di genitori alcolisti aumenta il rischio dio sviluppate lo stesso tipo di problemi, soprattutto quando ad essere dipendente è la madre.

Il modello di consumo trasmesso dalla famiglia e la qualità delle relazioni all’interno della stessa giocano a tale riguardo un ruolo significativamente più importante per i figli maschi che per le figlie. Va da sé, dunque, che un’azione preventiva efficace passa attraverso la promozione della qualità della vita familiare, la cui coesione svolge per i ragazzi un fondamentale ruolo protettivo.

Se la famiglia veicola ai figli i propri modelli di consumo (dall’astinenza, all’uso consapevole ma anche all’abuso ed infine alla dipendenza), nell’adolescenza si assiste all’emergenza di alcuni elementi in grado di aumentare il rischio di consumare sostanze psicoattive.

Si tratta da un lato di fattori psicologici come la necessità di corrispondere ad ogni costo al modello di virilità ed ai criteri estetici proposti dalla società attraverso la pubblicità, la TV, il cinema, ecc.

D’altra parte la necessità di appartenere ad un gruppo - d’identificarsi e riconoscersi in esso - costituisce un ulteriore e potentissimo fattore in grado di determinare il consumo di sostanze. In questo senso, l’abuso e l’assunzione di sostanze e comportamenti a rischio (ma anche trasgressione e provocazione) rappresentano una prova di virilità agli occhi dei compagni e, soprattutto, l’eclatante e preoccupante manifestazione di un profondo malessere esistenziale che si esprime nel tentativo d’affermarsi attraverso la sfida al pericolo e la ricerca di sensazioni forti; il fatto, poi, che l’uso di certe sostanze sia integrato nei comportamenti socialmente accettabili e frequente presso gli adulti (p.es. l’assunzione di alcol o il fumo), porta all’emulazione e quindi giustifica il consumo da parte dei giovani.

La pressione del gruppo, la ricerca del rischio e di sensazioni forti costituiscono fattori decisivi nella scelta di consumare determinate sostanze, come nel caso della cannabis e degli oppiacei (le ragazze invece sono più sensibili alle relazioni individuali - con l’amica del cuore o con il partner - alla curiosità oppure alla necessità di arginare tensioni e stress).

In questa prima fase della vita di un individuo la scuola gioca un ruolo molto importante sia relativamente al riconoscimento precoce degli e delle adolescenti a rischio, sia in quanto rappresenta il luogo ideale per la promozione di attività preventive specificamente indirizzate a ragazzi e ragazze.

A questo proposito si può immaginare d’indicare ai ragazzi modalità diverse che permettano loro di sfogare la naturale tendenza al rischio, p.es. in attività “a rischio calcolato” (come gli sport estremi).

Gli uomini adulti investono la maggior parte del proprio tempo e delle proprie risorse nel lavoro; è stato osservato che danno poco spazio e importanza alla cura della propria salute… si tratta di una deriva del modello tradizionale di virilità! La malattia o l’attenzione alle proprie necessità non rientrano fra le caratteristiche dello stereotipo maschile.

L’uomo non solo minimizza i propri mali, tende altresì a minimizzare gli effetti delle sostanze che consuma e in certi casi anche la situazione di dipendenza che ne deriva. Uno dei gravi problemi legati al consumo di alcol, ossia la guida in stato di ebrietà, riguarda più gli uomini che le donne; ancora: l’abuso di sostanze psicoattive è sovente concomitante ad un aumento dell’aggressività e alla comparsa di comportamenti violenti, esasperazione del ruolo di dominio e di forza propugnato dallo stereotipo maschile: troppo spesso questo avviene tra le mura domestiche e a farne le spese sono compagne, mogli e figli. Anche se il nesso di causalità tra violenza, consumo ed abuso di sostanze psicoattive è più che verosimile, addirittura evidente, il grave problema che ne deriva è purtroppo ben al di qua dalla soluzione.

Il lavoro rappresenta, per l’uomo, un fattore determinante l’autostima e spesso costituisce una vera e propria ragione di vita. Questa constatazione permette di comprendere l’importanza del ruolo professionale e la sua strettissima interazione con la funzione di capofamiglia, investito della responsabilità economica (ma non solo) per il mantenimento dei figli. Occorre però anche notare come, sempre più, l’attività lavorativa costituisce una fonte di forti tensioni e frustrazioni: una sempre maggiore pressione, la competitività e la precarietà caratterizzano ormai il mondo del lavoro che da parte sua diventa sempre più esigente sia in termini qualitativi che quantitativi (non è caso, dunque, se s’assiste ad un sensibile aumento nel consumo di cocaina e di altre sostanze “performanti”).

Per queste ragioni il lavoro - soprattutto laddove manca oppure è scarso o mal retribuito, ma anche quando le esigenze e le responsabilità diventano tanto soffocanti da generare un senso di inadeguatezza - influisce sull’insorgenza delle dipendenze: p.es., la mancanza d’impiego è un fattore a rischio per quanto riguarda il consumo e l’abuso di sostanze psicoattive, in particolare l’alcolismo; infatti, all’aumento del tasso di disoccupazione corrisponde proporzionalmente un aumento dei ricoveri in cliniche specializzate nella cura degli alcolisti.

Per quanto riguarda la terza età occorre porre l’accento sull’aumento del numero di consumatori di alcol e sull’abuso; non solo si tratta un problema di carattere sanitario poiché con l’avanzare degli anni aumenta notevolmente il rischio che l’alcol provochi gravi lesioni a danno dei vari organi - p.es. cuore, fegato - ma anche e specialmente di un problema sociale. In molti casi s’assiste all’ insorgere di un abuso “nuovo” dopo i 65 anni, al momento del passaggio dalla vita attiva al pensionamento: la fine della vita lavorativa infatti pare costituire un fattore a rischio di dipendenza da alcol. La vita da pensionato ha spesso conseguenze destabilizzanti: assenza di ritmi giornalieri; mancanza di sfide professionali che permettono di valorizzare le proprie capacità, senso di vuoto, a volte depressione. Con il pensionamento infatti, sparisce quel ruolo sociale che per tutta la vita ne aveva definito l’identità di uomo.

A questo punto è bene riflettere in primis sull’opportunità di uno stereotipo maschile cosi rigido e sulla probabile necessità di metterlo in discussione, promuovendo la pluralità e la flessibilità dei modelli identitari ai quali si riferisce il genere maschile.

In secondo luogo occorre dedicare maggiore attenzione agli aspetti della quotidianità che in modo particolare si ricollegano a questo ruolo – come la scuola, il gruppo, il lavoro e l’assunzione di un ruolo di responsabilità verso la propria famiglia - questi assumono una fondamentale importanza nell’approccio di genere alla prevenzione, in quanto permettono di promuovere strategie laddove gli uomini svolgono il proprio ruolo; inoltre riguardo alla famiglia è stato dimostrato che essa rappresenta un fondamentale punto di riferimento affettivo e di sostegno nella lotta alla dipendenza, soprattutto, al maschile.

Qualche dato statistico sul consumo di sostanze degli uomini

Adolescenza e…

alcol:

il 30.3% dei ragazzi di 11-12 anni consumano alcol .Fra i 13-15 anni questa percentuale sale al 64.2%. Il numero dei ragazzi appartenenti a questa fascia d’età che consumano alcol settimanalmente è del 21.8%, questa percentuale si abbassa a 5.9% per i ragazzi dai 11-12 anni; fra le sostanze consumate le preferenze dei ragazzi si orientano verso la birra e il vino.

La prima esperienza con l’alcol avviene per il 18.9% a 11 anni o meno, e per il 17.6% ai 12 anni e per il 47.7% prima dei 14 anni.

A destare preoccupazione è anche la quantità di alcol assunta: il 12.6% degli 13-15 anni hanno avuto almeno una ubriacatura durante gli ultimi 30 giorni. Mentre prima per gli 11-12 anni la percentuale è di 2.7%.

tabacco:

Il 40.2% dei ragazzi dai 13-15 anni hanno avuto l’esperienza del fumo, ma il 14.2% dichiarano fumare al momento dell’inchiesta e il 9.1% fuma almeno una volta alla settimana, tra questi l’8.2% fumano almeno 1 sigaretta al giorno. A 16 e 20 anni si osserva un maggior numero di fumatori fra chi segue una formazione di tipo professionale, come p.es. l’apprendistato, (un aumento del 20% ca.) rispetto a chi invece continua a studiare (aumento del 16%).

cannabis:

Il consumo di canapa riguarda più i ragazzi che le ragazze: sono più numerosi a consumarne : quasi il doppio, 22.4%l’hanno già provata e il 3.8% ne consumano almeno 1 volta alla settimana. Fra i 16-20 anni più di un quinto dei giovani maschi consuma quotidianamente, mentre per le ragazze la percentuale si aggira attorno al 4%.

oppiacei:

tra gli ragazzi dai 14-15 anni, il consumo nella vita di eroina è del 1.5% come per la cocaina . Il 2.9% riconosce l’uso di stimolanti almeno una volta nella vita e l’1.0% l’uso di anabolizzanti. Una percentuale importante (3.0%) dichiarano avere usato almeno 1 volta nella loro vita dei funghi allucinogeni.

medicamenti:

a differenza di quanto succede fra le ragazze, il consumo di medicamenti (analgesici e calmanti), tra gli adolescenti maschi è meno frequente: Il 26.2% riconosce avere preso almeno 1 volta negli ultimi 30 giorni una medicina per curare il mal di testa, e il 13.1% una medicina per curare il mal di testa. Si tratta di una tendenza riscontrabile anche fra gli adulti. Mentre per i sonniferi l’8.7% dichiarano avere preso delle medicine per addormentarsi (le ragazze: 7.5%).

Età adulta e…(15-64 anni)

alcol:

se in ogni caso gli uomini consumano più sostanze rispetto alle donne, occorre notare che il numero degli astinenti (22.1%) è importante e soprattutto la percentuale delle persone che hanno un rischio debole: 70.3%.

fumo:

il tabagismo è una dipendenza ancora prevalentemente maschile, anche se con l’avanzare dell’età tende a diminuire il numero di fumatori. La percentuale dei fumatori è del 32.5%: dal 36.9% tra i 25 ed i 44 anni al 29.2% tra i 45-64 anni. Se gli uomini sono più numerosi a fumare sono i più numerosi ad avere smesso di fumare: il 20.9%, questa percentuale aumenta con l’età.

medicamenti:

la dipendenza da medicamenti riguarda in piccola misura gli uomini e nella maggior parte dei casi si tratta di medicinali prescritti dal medico. Occorre notare però che il consumo aumenta con l’età e che, se tendenzialmente le donne consumano più farmaci e sono a maggior rischio di abuso, anche gli uomini verosimilmente non ne sono esenti.

cannabis:

nella fascia di età compresa fra i 15 ed i 34 anni un uomo su tre ha provato la cannabis. Tra i 15 ed i 24 anni il 36% degli uomini ha consumato almeno una volta canapa ed il 12% la consuma abitualmente.

oppiacei:

il numero degli eroinomani è in diminuzione costante dal 1994 (dal 1.9% al 1.3%) mentre si assiste ad un sensibile aumento nel consumo di cocaina (dal 3.5% al 4%); da notare, ancora, il fatto che il numero di consumatori maschi è quadruplo rispetto alla situazione femminile e che in ogni caso si tratta di consumo episodico.

Anziani e….(dai 65 anni in su)

alcol:

il numero di astemi è meno alto (15.9%) i consumatori di alcol con un rischio elevato sono il 7.9% contro il 3.5% nella classe d’età 15-64 anni. Nell’70.6% dei casi si assiste ad un consumo a basso rischio.

fumo:

si assiste ad una netta diminuzione della percentuale dei fumatori, 16.2% tra i settantacinquenni, e a un tasso di ex-fumatore elevato: 40.4%.

medicamenti:

il consumo di medicamenti aumenta fortemente con gli anni, in quanto necessaria terapia per i malanni causati dalla vecchiaia (si tratta spesso di antidepressivi, sonniferi e, in minore proporzione di antidolorifici).

Cannabis e oppiacei:

purtroppo i dati in materia di consumo di droghe illegali nella terza età sono lacunosi (si può solo notare che il 2.5% dei casi presi a carico dagli ambulatori specializzati concerne uomini di 45 e più anni).