Dipendenze senza sostanze - TV, Internet, cellulare

Dipendenza da televisione

Il televisore è fra gli elettrodomestici più diffusi. La televisione nasce, come la maggior parte dei mass media, quale strumento di comunicazione e informazione e s’è guadagnata un ruolo insostituibile tra le attività che ogni individuo svolge nella propria giornata. Così come ogni altro mezzo di comunicazione, anche la TV può essere utilizzata in modo assennato o nocivo: la teledipendenza si sviluppa dal cattivo uso e, successivamente, dall’abuso di questo strumento.

Bisogna tener presente che, come per altre nuove forme di dipendenza, anche in questo caso interagiscono tanto fattori comportamentali individuali quanto fattori sociali legati al tipo ed alla qualità ed alla frequenza delle interazioni che si stabiliscono tra la singola persona e il suo entourage, e/o la comunità cui appartiene.

È importante notare come il ruolo originariamente svolto dalla TV sia andato connotandosi man mano in modo differente: da mezzo d’informazione e di svago, alla televisione è stato poi attribuito anche un ruolo d’intrattenimento e addirittura educativo nei confronti soprattutto del pubblico più giovane; alla TV è assegnato non solo il compito di suggerire stili di vita, d’abbigliamento,comportamentali, ma anche i valori morali: modelli da imitare e con i quali identificarsi, ormai sempre meno reperibili nel mondo reale (cfr. K. Popper, Cattiva maestra televisione, Reset, Milano 1994). Inoltre, essa assolve la funzione di antidoto “virtuale” alla solitudine (si pensi al ruolo di compagnia che essa svolge nella vita delle persone anziane) e in molti casi è il rifugio che permette di fuggire e d’isolarsi dai problemi e dalle responsabilità quotidiane.

Il cattivo uso della televisione qualche volta genera una vera e propria alienazione dalla realtà: al confronto diretto con il mondo circostante (sia che si tratti di rapporti interpersonali sia nel caso del contatto con l’ambiente, che ci tocca più o meno da vicino) viene a sostituirsi una relazione ed una costruzione di conoscenze e competenze mediata dal mass media e quindi subita ed accettata passivamente.

La dipendenza da televisione è strettamente legata a due tipi di comportamento, ossia il teleabuso, cioè un uso quantitativamente smodato, e la tele fissazione, vale a dire un atteggiamento passivo, isolato ed esclusivo del soggetto di fronte alla TV. Questo atteggiamento è tanto più rischioso se si considera una caratteristica importante della televisione e cioè il potere di impegnare non solo i sensi della vista e dell’udito, ma anche la sensibilità e le emozioni. La televisione è infatti in grado di influire sull’emotività, sulla parte irrazionale del cervello; addirittura, in determinate condizioni, questo genera effetti ipnotici (quando, per es., la fruizione avviene nella semioscurità, oppure quando diventa una specie di sottofondo ad altre attività, perciò la si subisce passivamente e quasi inconsapevolmente).

L’abuso (si intende qui un uso della TV superiore alle 3 ore quotidiane) e l’atteggiamento passivo e succube verso la televisione causano effetti deleteri, come l’incapacità a distinguere la realtà dalla finzione o dalla descrizione televisiva della realtà (che rappresenta l’unico mezzo informativo e anche sola finestra sul mondo) oppure come l’isolamento sociale ed il deterioramento dei rapporti con gli altri. Infine, l’incapacità e l’impossibilità di assumere attivamente e quindi criticamente le informazioni porta a sviluppare una vera e propria ipersensibilità verso quello che viene proposto dalla TV, tanto da manifestarsi nella eccessiva e smisurata preoccupazione riguardo alle notizie (per es. vere e proprie psicosi e attacchi di panico conseguenti a certe notizie riguardo alle guerre o ai possibili contagi, ai virus, ecc.). Inoltre, come si è detto, nel teledipendente cresce inconsapevolmente la necessità di corrispondere ad ogni costo ai modelli di vita proposti, più o meno realistici.

Questo implica un ulteriore problema che consiste nel fatto che, dalla dipendenza da TV possono insorgere altre dipendenze: per esempio, la vista in TV di determinati oggetti, pubblicizzati, può provocare l’irrefrenabile ed irrazionale desiderio e impulso all’acquisto degli stessi. Così, alla dipendenza da TV spesso si collegano altri comportamenti patologici, in questo caso lo shopping compulsivo.

Dipendenza da internet: I.A.D. (Internet Addiction Disorder)

Internet, come la televisione, costituisce un moderno ed ancor più efficace strumento di comunicazione ed informazione. La sua diffusione non conosce limiti né di età, né di ceto sociale. La rete, a differenza dalla TV, permette di trasferire nel mondo virtuale ogni tipo di attività: che si tratti del gioco, della ricerca di informazioni o di notizie, della comunicazione o dell’interazione con altre persone, del commercio, in Internet si riescono a trovare i mezzi adatti a soddisfare molte delle proprie necessità. Per lo meno in apparenza…

In realtà, non è pensabile delegare ad uno strumento tecnologico, per quanto efficiente possa dimostrarsi, la soluzione di problemi o la gestione di aspetti della vita dell’individuo che dipendono direttamente dalla capacità relazionale e dal contatto con gli altri (diversi studi hanno dimostrato come le relazioni interpersonali costruite attraverso la Rete telematica siano superficiali, poco solide e quindi di breve durata; inoltre spesso capita di incappare in brutte esperienze); occorre fare un uso consapevole e adeguato di tale mezzo di comunicazione, in modo da evitare tanto le cattive sorprese quanto di cadere nella spirale dell’abuso cui s’accompagna evidentemente il rischio di dipendenza (tra i primi a parlare di dipendenza da Internet e ad occuparsi del problema è stata una psicologa americana,la Dott.sa K. Young).

Attraverso numerosi studi è stato appurato che chi sviluppa una vera e propria dipendenza da Internet molto spesso presenta una serie di fattori predisponenti fra i quali una certa incapacità a relazionarsi con gli altri ed una conseguente insicurezza: i contatti “virtuali” permettono a queste persone di controllare ed attenuare le loro difficoltà. Così alla normale comunicazione “faccia a faccia” che implica necessariamente la vicinanza fisica e il confronto con l’altro, si sostituisce quella virtuale che crea solo l’illusione della soluzione del problema: l’individuo in questione rimarrà nonostante tutto nel suo isolamento: la distanza fisica viene mediata e falsata dal ricorso alla tecnologia che finisce per ridurne tanto il ruolo che l’importanza (l’elusione del confronto diretto con l’altro impoverisce la comunicazione di elementi fondamentali come l’espressione del volto, la gestualità, il tono della voce). Il risultato è che invece di dissolversi, lo stato di solitudine si autoalimenta poiché si passano sempre più ore a navigare e a chattare, tali attività impediscono il contatto reale, assolutamente necessario con il prossimo.

Chiudersi in una stanza e “vivere” on-line finirà per annichilire anche la possibilità e la capacità di uscire dal proprio piccolo mondo virtuale, compiere esperienze e conoscere persone e luoghi reali.

La dipendenza da Internet, come altre forme di dipendenza, procede attraverso uno sviluppo a tappe e la sua evoluzione dipende da anche dalle problematiche da cui è afflitto l’individuo prima della sua insorgenza.

Per sommi capi si può però definire una fase iniziale in cui si avverte una vera e propria necessità di ricorrere alla Rete per le più differenti ragioni (controllare più volte la posta elettronica; cercare informazioni; leggere le notizie che altrimenti si trovano nei quotidiani; chattare, giocare, ecc.).

Questa prima fase può evolvere in una vera e propria tossicofilia per cui si trascorre sempre più tempo in rete (anche diverse decine di ore alla settimana!) e, quando si disattiva il collegamento alla Rete, questo genera sensi di vuoto, di malessere e di ansia, fino a vere crisi di astinenza! Si tratta di sintomi che caratterizzano in modo determinante il periodo di tempo che l’individuo trascorre off-line. La vera e propria I.A.D. nasce,dunque, quando una persona non è più in grado di staccare dalla Rete; a questo punto ed ancora una volta, a farne le spese sono quasi tutti gli aspetti esistenziali dell’internauta dipendente: il lavoro, la scuola, la famiglia, i rapporti sociali, la salute fisica oltre a quella psichica.

Dipendenza da cellulare

Il telefonino rappresenta ormai un oggetto di uso comune; se in passato lo possedevano solo determinate persone che se ne servivano per questioni strettamente correlate alla propria attività lavorativa ed alla necessità di essere sempre e costantemente reperibili, oggi chiunque ne possiede uno indipendentemente dall’età o dal ruolo sociale che riveste. Alla maggiore diffusione del cellulare consegue un maggiore utilizzo dello stesso: non c’è momento della giornata o attività che, in un modo o nell’altro non viene organizzata o scandita da suonerie: chiamate, sms (l’uso di questi “messaggini” brevi e poco costosi ha finito per generare una vera e propria lingua contratta e sintetica che rischia di ripercuotersi non solo sulle modalità espressive degli sms ma anche sui loro contenuti), sveglia, promemoria,…per queste e mille altre necessità ormai ci si affida al telefonino.

Grazie al telefonino è costruita l’illusione di sicurezza e di controllo totale sulla nostra vita: i genitori sono tranquilli perché possono raggiungere i figli e sapere sempre dove si trovano (e viceversa), ognuno, in ogni situazione sa di poter contare, anche a distanza sulla presenza virtuale dei propri amici e parenti e quindi si sente meno solo; l’agenda ed i memo permettono di non dimenticare le faccende importanti, inoltre è possibile servirsi del cellulare a scopo ricreativo, come “riempi tempo”: anche l’apparecchio più semplice è dotato di funzioni quali giochi, foto-videocamera, radio, MP3, e così via.

Da semplice strumento di comunicazione il cellulare ha dunque finito per assumere valenze psicologiche di tutt’altra natura. In primo luogo, il cellulare permette di gestire la distanza nella comunicazione in due diverse maniere: se da un lato annulla la distanza tra colui che telefona ed il destinatario della chiamata, creando una falsa vicinanza ed un certo controllo sull’altro che diventa

sempre reperibile e localizzabile; d’altro lato, permette a chi telefona di stabilire una distanza di “sicurezza” dall’altro. Questo significa che il cellulare, mediando il contatto, permette a chi chiama di evitare di mettersi direttamente in gioco. Attraverso questo confronto indiretto il soggetto si tutela dall’impatto emotivo che un “faccia a faccia” inevitabilmente comporta. Ma una comunicazione di questo tipo non può, se non illusoriamente, sostituire quella reale, senza la saturarla o falsarne le dinamiche.

Come la televisione ed Internet anche il telefonino permette di alleviare situazioni di isolamento o solitudine: esso infatti permette di mantenere i contatti con chi è lontano. L’oggetto-cellulare diventa allora il segno di questa possibilità di contatto, e guai dimenticarlo! in questo caso il telefonino diventa un oggetto irrinunciabile pena sentirsi totalmente abbandonati, spegnerlo o non recarlo con sé finisce per significare il ritorno nella solitudine, l’abbandono a se stessi e quindi malessere. Questo atteggiamento apre la via all’abuso ed alla dipendenza. Non riuscire a fare a meno del telefonino significa anche non riuscire a distinguere la propria sfera personale e privata, dalla pubblica, ossia da quella condivisibile ed aperta agli altri. Senza questa capacità di distinzione è difficile riuscire a stabilire dei contatti significativi con gli altri proprio perché questi presuppongono distanza ed una zona di frontiera tra l’io e l’altro : infatti, senza questo spazio non si può costruire, non si può “dare luogo” a nessuna relazione, a nessun contatto.

Il rischio che l’abuso di questo mezzo di comunicazione implica consiste nel progressivo disimpegno e nella conseguente incapacità a relazionarsi con gli altri, inoltre si disimpara ad accettare i tempi reali delle relazioni con gli altri: il telefonino crea l’illusione che tutto sia immediato indipendente da tempi e spazi; ma in realtà le cose non stanno proprio così ed ogni contatto ogni interazione possiede ritmi peculiari e differenti, non omologabili.

L’uso problematico (soprattutto abuso) del cellulare può provocare una dipendenza, le cui conseguenze si ripercuotono tanto sulla salute fisica (mal di testa, vertigini, ecc) quanto sulla mente (per es. la necessità di stabilire un continuo contatto con i propri cari può provocare una dipendenza affettiva) quanto sociali(la mediazione del cellulare invece di risolvere problemi relazionali li cronicizza).